La Sala Consiliare


Palazzo Jappelli, sede del comune di Piove di Sacco, fu costruito tra il 1821 e il 1823 su progetto dell' architetto Giuseppe Jappelli (Venezia 1783 – 1852), al posto del precedente Palazzo Pubblico di origine carrarese di cui ci rimane memoria in un disegno del 1747.
Entrando da Piazza Matteotti e salendo lo scalone a destra si raggiunge il piano nobile dove sono gli ambienti di rappresentanza: la Sala della Magnifica Comunità o Sala del Consiglio, la Sala dei Melograni (ufficio del Sindaco) e l'ufficio del Segretario generale. In questo piano troviamo concentrate una notevole quantità di opere tra cui la raccolta di quadri di pittori tuttora attivi e in particolare artisti locali, che si articola lungo il corridoio che dà accesso agli uffici amministrativi, sulle pareti dei vani scala secondari e nell'ufficio Messi comunali.

Nella Sala del Consiglio, entro grandi cornici in stucco sono poste quattro tele realizzate nel 1994 dalle pittrici Gabrie Pittarello e Marina Ziggiotti e dai pittori Mario Pastore e Ottorino Stefani in seguito ad un concorso bandito dall'Amministrazione Comunale. Nello stesso ambiente sono collocate altre opere di notevole interesse: un Crocifisso ligneo trecentesco rinvenuto nella torre civica; un bassorilievo in pietra raffigurante San Martino e il povero (stemma del Comune); alcuni ritratti opera del pittore Giuseppe Mastellaro e altre opere del padovano Leo Borghi e ancora quadri della Pittarello e un plastico che rappresenta una ricostruzione - in chiave artistica – della Piove medievale, realizzata dall'artista piovese recentemente scomparso, Mario Salmaso.

 

La Croce Gotica


 

 

La Croce Gotica è abitualmente esposta nella Sala Consiliare a Palazzo Jappelli, dove ha trovato la sua collocazione definitiva dopo essere stata rimossa dalla Torre Carrarese nel 1981. In quel luogo gli sbalzi climatici avevano fatto crescere e decrescere il legno provocando la caduta del colore e della doratura, decretando l'irrimediabile deterioramento dell'opera; dell'immagine dipinta oggi rimangono solo residuali pigmenti trattenuti dalla rugosità del legno ed è appena percepibile l'abbozzo del Cristo a carbone eseguito direttamente prima della preparazione della tavola per la pittura.

Per conservare l'opera sono stati svolti due interventi di manutenzione: il primo dopo il suo spostamento dalla Torre nel 1981, il secondo in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 2002. L'ultimo intervento, di tipo conservativo, ha permesso di compiere delle analisi chimico-fisiche specifiche per determinare tutti i materiali utilizzati per il manufatto dal tipo di supporto alle sostanze usate per il colore, la vernice e le dorature. Per prevenire un'ulteriore consunzione del legno è stato eseguito un trattamento antitarlo. Per definire la sostanza legnosa è stato prelevato un frammento ligneo da sottoporre ad analisi xilotomica condotta al microscopio ottico, è stato così possibile attribuire il campione in esame a legno di pioppo della famiglia delle Salicaceae; si tratta di un legno chiaro, molto diffuso nella scultura antica, generalmente di facile lavorazione che però è poco durevole soprattutto ad attacchi fungini.

Altre analisi, condotte dal Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano su alcuni microframmenti prelevati dal colore e dalle dorature, hanno permesso di indagare la composizione e la stratigrafia della materia pittorica mettendo in luce anche alcuni aspetti della tecnica esecutiva. La preparazione presenta gesso e colla animale per rendere liscia la superficie su cui veniva steso il colore. I leganti sono costituiti da colla animale nella preparazione, uovo negli strati di colore, olio e resine naturali nella vernice. Le dorature sono a foglia d'oro. Guardando a distanza ravvicinata la Croce si possono osservare i rimanenti particolari decorativi e costruttivi. Doveva comparire su fondo chiaro la scritta trasversale Iesus Nazareno Rex Iudeorum della quale oggi non rimane che un esiguo frammento.

Altri frammenti e la presenza di una serie di piccoli e regolari buchi, forse della punzonatura, documentano la presenza di un'aureola probabilmente di San Giovanni Evangelista, dato che dinorma secondo la tradizione iconografica si rappresentavano: in alto il Redentore, a sinistra l'Addolorata e a destra proprio il Santo. La cornice è elegantemente intagliata congrande cura e precisione e i lacerti testimoniano che essa fosse dorata, tutto ciò denota l'importanza che doveva avere l'opera.

È interessante fare un raffronto con il Crocefisso giottesco della Cappella degli Scrovegni di Padova in quanto vi sono numerose analogie: periodo storico, proporzioni della croce, profilo esterno, mistilinea dorato. Il manufatto fu probabilmente eseguito da una scuola veneta di prestigio ed è attribuibile al XIV secolo, al periodo che va dal 1320 al 1330, per cui quel che ci rimane oggi di quella Croce ha percorso per giungere a noi un tempo di ben 650 anni

(Fonte: Ilaria Sgrinzato, Guariento e Piove di Sacco: tracce e immagini, 2011)